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giovedì 21 novembre 2013

Un folletto in cucina

Siccome questa sera me la sento calda come una qualsiasi squinzia che fa un programma culinario, ho deciso di proporvi una ricetta semplice semplice ma molto sfiziosa da poter fare in queste giornate fredde e bige.

Vellutata di zucca, mele e farro.

Ingredienti:
400/500 g di zucca
1 mela
1 patata
250 g di farro
olio q.b
cipolla q.b
3 foglie di alloro
1 rametto di rosmarino
pepe rosa in grani q.b.
sale q.b (in alternativa un dado e mezzo da brodo)
Ingredienti facoltativi (uno in alternativa all’altro):
curry
paprika piccante

Credo sia inutile specificare cosa pulire e cosa no, quindi pulite e sbucciate tutto ciò che si può sbucciare. Tagliate a tocchetti zucca, mela e patata (i vegetali che avete sbucciato insomma).
In una pentola (preferibilmente di rame per mantenere la cottura omogenea e vivace come un bambino che necessita di una massiccia dose di Ritalin [Sveglia!1!!1]) preparate un soffritto con l’olio e la cipolla, lasciatela imbiondire, inebriatevi degli effluvi mistici derivati dalla cottura della cipolla, abbassate leggermente il fuoco e poi nella stessa pentola buttateci la frutta e la verdura tagliata a tocchetti e una manciata di sale grosso (o in alternativa, se non avete paura della sindrome del ristorante cinese o di un tumore, aggiungete un dado e mezzo da brodo vegetale con il suo irrinunciabile glutammato monosodico [Sveglia!1!!1]). Aggiungete acqua fino a ricoprire l’intero mucchio di… cose, i vegetali insomma e lasciate cuocere.
In una pentola a parte riempita con acqua a sufficienza buttateci dentro l’alloro, il rosmarino e il pepe rosa in grani. Una volta che questa inizierà a bollire buttateci dentro il farro e lasciatelo cuocere con calma e delicatezza, accarezzandolo delicatamente con il cucchiaio: in pratica non fatelo attaccare, giratelo ogni tanto (così, perché fa figo).
Una volta che zucca, mela e patate (i vegetali insomma) si saranno cotte, passatele nel passaverdura. In alternativa, se non avete voglia di usare il passaverdura a causa della slogatura al polso derivante delle industriali quantità di burro che avete prodotto secondo le secolari tecniche amish, pucciateci il minipimer e frullate tutto (perché frullato è meglio, dice qualcuno su youtuBBe). Rimettete la sbobba… no, la sbobba no perché fa troppo mensa da libro paternalistico dell’epoca vittoriana; Rimettete la vellutata, perché ora è una vellutata, sul fuoco e lasciatela asciugare nel caso sia troppo liquida. (Nel caso vogliate aggiungere il curry, che accompagnerà il sapore della vellutata senza dare però il tanto amato zing! [il punto esclamativo è parte integrante del vocabolo ndr.] alla ricetta, fatelo ora e non pensateci più.)
A questo punto, una volta che anche il farro si sarà cotto, togliete tutti i profumi che ci avete aggiunto (alloro, rosmarino e pepe rosa per intenderci) e scolatelo. Unire il farro al pappone alla vellutata che avete passato in precedenza (o frullato nel caso abbiate il frigo pieno di burro) e lasciateli cuocere insieme per qualche minuto, giusto per far amalgamare bene i sapori, credo.
Impiattate (o forse sarebbe meglio dire inciotolate) il tutto e gustatevelo.
(Nel qual caso invece vogliate rendere omaggio a Fiammetta Fadda e dare lo zing! [il punto esclamativo è parte integrante del vocabolo ndr.] a questa magnifica e raffinata ricetta, aggiungete, una volta che avrete impiattato (o forse inciotolato) la zuppa, una spolverata di paprika piccante che non farà altro che contrastare, in un simpatico gioco organolettico, la dolcezza della zucca e della mela. (Badate bene: non fate come la Parodi con lo zucchero a velo e siate parsimoniosi, non ricoprite la zuppa di paprika allo stesso modo in cui erano ricoperte di forfora le spalle del vostro professore del liceo.)

Spero che la ricetta vi piaccia e che la propiniate (o propiniate) al vostro fidanzato, o se siete sfigati come me a vostra sorella. A sottolineare il fatto che sono uno sfigato o forse perché il piatto era talmente invitante che la mia mente è stata annebbiata dal suo aroma, scegliete voi l’alternativa, non ho fatto la foto alla mia creazione culinaria, quindi vi presenterò una foto d’archivio altrettanto invitante, gustosa, prelibata e un po’ pazzerella (sì, mi sento un deficiente a scrivere queste cose).


martedì 16 luglio 2013

Storia di un piccolo bambino insonne

Questo post nasce come un flusso di ricordi e di considerazione su ciò che è stato, ormai tanto tempo fa, e che ora non è più e non potrà mai più essere.
C'era una volta un bambino insonne che passava le sue notti a interpretare ciò che sarebbe voluto essere, una creatura del folklore che viveva in una realtà sufficientemente lontana da quella realtà troppo stretta che era quella del bambino insonne.
Tuttavia questi due mondi, queste due realtà (quella lontana e quella reale), di tanto in tanto si intrecciavano, si sfioravano, incuneandosi l'una nell'altra, e questo piccolo bambino insonne finì dentro a questa rete di legami tra finto e vero, tra realtà e illusione.
Questo bambino insonne arrivò addirittura ad innamorarsi, dice ora, del proprietario di questa terra ibrida; colui che con magiche parole, semplici frasi, lo graffiava nel profondo lasciandolo completamente nudo. Queste parole erano racchiuse in lunghi post, in sezioni specifiche poste lungo le colonne della pagina che il piccolo bambino insonne leggeva e viveva come chiave di accesso a un nuovo mondo, un mondo di sogni dove esistevano solo lui e il giovane lupo e dove vivevano la più dolce, tormentata, passionale, sofferente storia d'amore che sia mai stata inventata, almeno secondo il punto di vista del bambino. È così che il piccolo insonne visse la sua prima vera storia d'amore, un amore che non esisteva ma che era forte, così forte da farglielo percepire tra le dita, farglielo stringere assieme al dolore che l'essere solo comportava, da farlo commuovere senza motivo apparente durante una gita scolastica. Perché forse, in cuor suo, il bambino insonne aveva capito che quel giovane lupo, il proprietario di quella terra a metà tra la realtà e l'illusione, era simile a lui. Schiavo anch'egli di ciò che doveva essere, il bambino anelava perennemete a ciò che invece avrebbe voluto davvero essere, ma che non riusciva a confessarsi, nemmeno quando era solo e si svestiva di tutto ciò che era, per rimanere nudo sotto la luna.


sabato 18 maggio 2013

[Spoiler Alert] Grey's Anatomy un finale di stagione che...

Siamo arrivati all'ultima puntata della nona stagione di Grey's Anatomy e anche quest'anno diciamo arrivederci a una delle serie più seguite e amate della televisione. Ma tralasciamo queste introduzioni da giornale di provincia e passiamo alle conclusioni tratte da questo nono finale di stagione.
Una puntata controversa, sicuramente, una di quelle puntate che poteva entrare nella mia personale classifica delle puntate più belle, ma che per colpa di pochi ma non tanto trascurabili errori non è riuscita a convincermi appieno, ma che allo stesso tempo per determinate scene ho adorato.

Adesso arriva la parte degli spoiler, quindi se state ancora leggendo e non volete rovinarvi i colpi di scena vedete di uscire dalla pagina, io non mi assumo responsabilità.
Meredith ha finalmente scodellato, un magnifico maschietto che non è uscito con i capelli perfetti e impomatati come ci si aspetterebbe da un degno figlio di Derek Shepherd,ma che invece è il degno figlio di quella sfigata patentata di Meredith, difatti oltre che ad avere problemi già prima di nascere (non dimentichiamoci anche la botta presa dalla povera creatura quando la madre è caduta di pancia sulle scale), rischia di diventare orfano in tempi record a causa delle complicazioni di cui è vittima Meredith e che si deve accontentare di farsi operare da uno specializzando alle prime armi poichè ovviamente tutti gli altri chirurghi con i controcazzi sono impegnati con la crisi dell'ospedale dovuta a un blackout (la sfiga o viene giù a vagonate oppure no, se no non c'è gusto!). Ma non è questo uno degli errori di cui parlo, stiamo comunque parlando di Meredith, la donna più sfigata d'America, la donna che porta con se un dolce olezzo di morte e sciagura. Gli errori a cui mi riferivo, sono ben altre le forzature che secondo me risultano perfettamente inutili (la prima) e di cattivo gusto (la seconda).
Il primo errore di cui parlo è l'evoluzione della storia di Jackson e April, decisamente troppo forzata e risolta nel giro di poche scene fin troppo cariche a livello emozionale; Shonda avrebbe invece potuto aspettare la nuova stagione e sciogliere con più calma i nodi di questo intreccio, decisamente troppo frenetico e che ha assunto un ruolo troppo marginale.
Il secondo errore è il finale finalissimo, l'ultima scena, l'ultimo fermo immagine che vede Richard Weber a terra, vittima a quanto pare di una scossa elettrica presa nel tentativo di riattivare il sistema elettrico dell'ospedale. Tralasciando il fatto che magari un ospedale potrebbe avere mille mila sistemi salvavita onde evitare questi problemi, la morte di Richard sarebbe una morte inutile e se non dovesse morire non c'era assolutamente motivo di aggiungere un momento di relativa su suspense in un finale di stagione di per sè perfettamente strutturato.
Ma Grey's Anatomy non è solo delusione, difatti, come ho già detto, a parte questi due errori la puntata mi è piaciuta molto, elemento di particolare interesse è l'evoluzione della storyline di Callie e Arizona, che sembrava essere distinata a portare solamente delusioni dopo la penultima puntata, dove Arizona tradiva la mia amata Callie, ma che invece è giunta a un nodo cruciale, toccante, e dal fortissimo impatto emotivo. La scena del litigio tra le due è forse una delle scene più belle dell'intera serie secondo me, che sì, chiude una parentesi, ma che con eccezionale maestria apre a migliaglia di alternative e possibilità.
Altra nota di merito, anche se con lei siamo abituati fin troppo bene, è Christina, il personaggio meglio riuscito tra tutti i personaggi creati da Shonda, che in un dialogo con Owen da voce al modello di chirurgo che Shonda Rhimes ha voluto rappresentare in nove stagioni di Grey's Anatomy.

Conclusioni: Grey's Anatomy, nonostante le piccole delusioni non riesce a stancare nemmeno dopo nove stagioni, mantiene sempre uno standard molto più che accettabile. La mancanza delle forzature di cui ho parlato non avrebbe fatto perdere valore minimamente alla puntata, ma ormai sappiamo che Shonda se non ci spara una morte o una persona a rischio di morte praticamente in ogni stagione non è contenta. In fondo lo scopo per cui io stesso guardo Grey's Anatomy è fondamentalmente quello di piangere, e credetemi che di pianti per questa stagione e per questa puntata in particolare ne ho fatti veramente tanti. Non darò voti, questi sono i miei pensieri e mi sono fin troppo dilungato. Chiudo qui dunque, in atteda della decima stagione che rischia (speriamo comunque di no) di essere l'ultima.

mercoledì 15 maggio 2013

Dimmi che cellulare compri e ti dirò chi sei

Premessa: questo post è puramente ironico, quindi se siete persone che tendono a prenderla sul personale evitate di leggere questo post. Io vi ho avvertiti.
I cellulari sono diventati una componente fondamentale della nostra esistenza e molto spesso la scelta di un cellulare piuttosto che un altro è dettata dalle nostre inclinazioni, dai nostri modi di vedere le cose e da ciò che ci aspettiamo dalla vita (che paroloni, che riflessioni psicologiche; mica pizza e fichi.)

Siccome fare un'analisi marca per marca sarebbe inutile, ma soprattutto troppo lungo, e non ho così tanta voglia di inventarmi palate di cazzate, mi limiterò a dividere le tipologie in base al sistema operativo, analizzando i 4 OS più diffusi e quotati del momento: Android, IOS (Iphone), Windows e BlackBerry OS


Android
Fondamentalmente siete degli autolesionisti che amano arrovellarsi nelle proprie paranoie. La scelta del cellulare non si basa sul semplice: "È un buon/cattivo dispositivo, mi piace/non mi piace". No, voi dovete tener conto di ogni minimo particolare: quanto sarà supportato dalla casa madre; se gli aggiornamenti saranno utili e apporteranno miglioramenti; se non vi pentirete della scelta sul breve, medio e lungo periodo;  se usciranno nuovi modelli nel giro di 2 giorni (cosa molto probabile); se vi farà il caffè; se il droide mascotte uscirà ogni mattina dal vostro stramaledetto device per abbracciarvi e farvi iniziare bene la giornata; se sarà il vostro passaporto per la conoscenza assoluta e la conseguente conquista del mondo. Probabilmente siete degli smanettoni, di quelli che si tappano in casa e instaurano l'unica relazione durantura (si fa per dire) della propria vita con il nuovo cellulare.

IOS
Voi non vi ponete troppe domande, se il vostro cellulare è in grado di affrontare algoritmi complessi, voi siete in difficoltà anche difronte all'incognita di cosa mangiare per cena. È per questa ragione che scegliete un iphone: vi da sicurezza, sapete di per certo che non vi tradirà mai, anche se uscirà un nuovo modello lui sarà comunque il migliore per voi o comunque non vi sembrerà così obsoleto; dannazione, si tratta pur sempre di un Iphone. Quando dovete comprare un nuovo cellulare non vi domandate: "Perché dovrei prenderlo?" Ma vi domandate semplicemente: "Perché non dovrei prenderlo?" Rendete così la scelta molto più semplice, perché l'unica risposta che potrebbe bloccarvi sarebbe: "Perché non ho i soldi, cavoli!"

Windows
Ammettiamolo, non volete infognarvi in quelle discussioni "Scelgo Android perché.../ Scelgo Iphone perché..." A voi basta avere un cellulare, con una grafica accattivante e con un aspetto giocherelloso. Vi fidate di ciò che Windows ha dato al vostro computer (oltre alle bestemmie e alle grida di isteria). Siete persone che non cercano tanto in un cellulare, se non quel minimo che basta a sopravvivere al mondo tecnologico e a non farvi sentire delle scimmie con in mano un Nokia 3330 (con il quale costruire un martello indistruttibile e fracassare la testa a tutti gli Apple/Android user con il loro magnifico modello per il quale hanno gli occhi costantentemente sbrillucicosi.)

BlackBerry OS
Ecco...ancora non ho capito cosa può spingere una persona a comprarsi un BlackBerry.

sabato 11 maggio 2013

Soldi in fumo

Ho recentemente riflettuto sul problema della mia dipendenza dal tabacco e di come ciò mi porti, seppur in maniera indiretta, a prendere le banconote e bruciarle. Smettere è difficile, inutile fare i forti della situazione, quindi ho deciso di provare a fare questo piccolo esperimento per capire, spero con una cosapevolezza diversa, cosa voglia dire fumare.
Partendo dal presupposto che fumo circa 3 pacchetti di sigarette a settimana (quando non esagero), farò una lista di cose che potrei comprare se non sprecassi quei 15€ a settimana.

1 settimana (15€)
2 biglietti ridotti per il cinema
1 abbonamento mensile dei mezzi
1 set di scrittura della moleskine
1 o 2 libri in versione tascabile
1 cena al sushibar

1 mese (60€)
1 o 2 biglietti per concerti
1 piercing
1 giornata in un centro benessere
1 gioco per la ps3 (più o meno)
2 paia di pantaloni

1 anno (730€)
1 smartphone top gamma
1 viaggio all'estero
1 retta universitaria (la prima almeno)
1 notebooke
7300 goleador

P.S. domani mi attende una serata in discoteca, se dovessi sopravvivere a questa sfida credo che potrei affrontare tutto.



martedì 30 aprile 2013

Mia madre non lo deve sapere, non lo deve sapere.

C'è stato un qualcosa su cui mia madre è sempre stata intransigente: piercing e tatuaggi.
Permise a mio fratello (ai tempi metallaro) di farsi crescere i capelli pur di non fargli mettere alcun piercing; sempre a mio fratello fece una scenata quando lo sciagurato si presentò a casa un orecchino finto all'orecchio e la scenata la fece anche a me quando le chiesi se potevo bucarmi l'orecchio all'età di 13 anni (più o meno).
Viene da sè che per me tatuaggi e piercing siano sempre stati off-limits, nonostante, specialmente nei confronti dei piercing, abbia sempre nutrito una sorta di ammirazione/timore reverenziale nato dai rischi che il piercing comporta: infezioni, danni vari e tutte quelle cose che fanno tanta paura e sulle quali mia madre si è sempre soffermata.
Tuttavia io non sono mio fratello e me ne sono andato via di casa a un'età in cui i colpi di testa sono ancora possibili e forse giustificabili, soprattutto da parte di mio padre sul quale ripongo tutte le mie speranze.
Fatto sta che ieri sono andato a farmi bucare la lingua, l'esperienza la riassumerò con un breve elenco puntato così da risolvere la questione in poco tempo.

  • Ansia a mille prima di entrare nello studio (nel quale mi hanno fatto controllare l'integrità delle attrezzature utilizzate).
  • Il foro non ha fatto per niente male, si è risolto tutto nel giro di 5 secondi e io mi sono trovato con il mio fantastico piercing in bocca.
  • Il dopo foro non è il massimo: la lingua è indolenzita e basta che la sforzi un attimo e fa maluccio, ma nulla di terribile o insostenibile, si sopravvive anche a questo.
  • Non mi trovo per nulla pentito della scelta, appena ho uno specchio disponibile tiro fuori la lingua per vedere il piercing.
  • La cura non chiede grossi sacrifici ma è fondamentale e un po' di paranoie forse non fanno nemmeno male; meglio prevenire che curare.
 Questa è la mia esperienza, ora bisogna solo vedere se mia madre se ne accorgerà oppure no, mi preoccuperò di riportare qui sul blog una sua possibile scenata con dovizia di particolari.



Ecco qui la mia lingua a zampogna e il mio piercing nuovo nuovo



P.s. Lo so, è più di un anno che non scrivo sul blog, tuttavia ho deciso di far finta di niente e iniziare nuovamente come se nulla fosse, spero di essere un po' più costante...spero.

martedì 17 aprile 2012

Questo è il Karma.

Rajesh: "...Hai mandato a puttane il tuo Karma."
Sheldon: "Non crederai sul serio a quel tipo di superstizioni, vero?"
Rajesh: "Non è superstizione, praticamente è un concetto newtoniano: a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria."
(The Big Bang Theory)

Il Karma è un concetto filosofico sul quale mi è sempre piaciuto giocare, da profano e da persona che in fondo non ci crede neppure poi così tanto in queste cose, o alle quali non da poi così tanto peso.
Un'altra cosa sulla quale mi piace molto giocare è la burla, purtroppo non burle molto articolate, sarei troppo pigro per stare dietro a un qualcosa di troppo complesso, scherzi molto più semplici, che consistono la maggior parte delle volte nel far credere alla gente cose non vere allo scopo di divertirmi (Sì, sono un bugiardo patentato; anche se lo faccio per lo più per smuovere situazioni altrimenti noiose).
Evidentemente avevo un conto in sospeso con questa fantomatica manifestazione dell'equilibrio universale, oppure è semplicemente il luogo dove vivono i miei genitori che mi porta una sfiga nera.

Ero a casa dei miei genitori, dovevo tornare a Milano per il fine settimana in vista di un compleanno sabato e una serata al Borgo (ironia della sorte chiamato anche Karma) domenica. Avevo architettato per la mia amica che festeggiava il compleanno un piccolo scherzo: dire che non sarei riuscito a salire (inventandomi una scusa qualunque), per farle poi una sorpresa la sera in cui avrebbe festeggiato i suoi 22 anni e presentarmi alla sua festa.
Avevo preparato tutto, biglietto, valigia e borsa, tuttavia solamente una cosa mi poteva bloccare, una appendicite che si è manifestata in tutto il suo dolore il giorno prima di partire. Sono stato ricoverato in ospedale e solo ora, a distanza di una settimana, posso forse dire di aver scampato un'operazione chirurgica le cui conseguenze sarebbero durate forse più a lungo.

Morale della favola: continuerò a dirmi che il Karma in realtà non esiste, tuttavia, eviterò di giocarci così pesantemente assieme, a meno che non si stia parlando ovviamente del Karma di Milano.

venerdì 23 marzo 2012

Ciò che conta è il dopo festa.

Sarà capitato di andare a delle feste a casa di qualcuno, feste in cui ci si ripromette, in gruppo, di tirare avanti fino all'alba, se non addirittura oltre. Tutte queste promesse, la maggior parte delle volte non vengono mantenute, ma anzi, lentamente, senza nemmeno accorgertene inizi a vedere la gente andarsene a dormire, a cercare un cantuccio dove poter in qualche modo riposare.
Resti quindi tu, da solo, in una casa che dorme, con i residui di una festa, tracce sparse per la casa che raccontano di una notte che forse non è stata nemmeno così memorabile; resti tu, il silenzio, una sigaretta fumata magari al balcone guardando la notte che placida scivola davanti a te e un'atmosfera quasi irreale, indefinibile, ma comunque speciale, di cui tu sei l'unico padrone, anche se forse, qualche volta, trovi qualcuno come te, ancora sveglio, con cui puoi condividere la tua storia.
Ora è notte, c'è silenzio fuori (fatta eccezione per la ventola del pc), ma c'è silenzio soprattutto dentro un mondo che solitamente durante il giorno urla, strepita, diventa quasi assordante.
Mi aggiro pigro per i Social Network e vari siti che frequento di solito ma l'unica cosa che riesco a trovare di interessante è quella stessa situazione, che mi permette di aggirarmi tra profili e siti senza l'ansia e la fretta che magari, in maniera del tutto inconsapevole, ho durante il giorno.
Si ha quasi paura di perdere questo privilegio, nonostante si cerchi disperatamente qualcosa per occupare il tempo, quindi anche solo pubblicare un video in bacheca è un comportamento pari a quello di accendere all'improvviso la radio, rischiando di far svegliare la gente.
Osservo, spio, mi metto a curiosare, cerco ciò che altre volte il tempo non mi ha permesso di cercare.

Infine un saluto, che ti permette di chiudere tutto e andare a letto con un mezzo sorriso in volto:
"Un abbraccio, forte. Se hai paura di svegliare qualcuno a volte basta ricordarti degli abbracci."

giovedì 8 marzo 2012

Prima settimana di corsi

Non mi credevo il tipo di blogger che parla della sua vita di ogni giorno sul blog, che prende uno spazio su internet per raccontare i fattacci propri. Tuttavia, in quinta superiore, non credevo nemmeno di essere il tipo di individuo che intraprende studi di psicologia... e invece.

I corsi in Bicocca sono iniziati da due settimane ormai, almeno per la maggior parte degli studenti. Noi della facoltà di psicologia però abbiamo un onore da cazzoni da difendere, infatti questa è stata la prima settimana per me.
Pochi corsi questo semestre, avendo già dato abbastanza, a quanto sembra, il semestre scorso, tra corsi in più e laboratori. Inizio questo semestre con due esami lasciati indietro: uno deliberatamente (con la speranza di recuperarlo durante la sessione estiva) e l'altro a causa di una serie di sfortunati eventi.
Come dicevo, pochi corsi, solamente 3, giusto per dare adito a quelle voci che dicono che io in realtà studi "fuffologia applicata al cazzeggio".
Psicolinguistica: credo che questo corso confermerà l'idea che ho iniziato a maturare già dal secondo semestre dello scorso anno, ovvero che io e la linguistica (soprattutto quella generativa) abbiamo veramente poco da spartire, nonostante la docente sia convinta di avere di fronte a sè una classe piena di aspiranti linguisti.
Psicologia della comunicazione: il docente mi ricorda mio padre, credo che studierò per una sorta di senso di dovere e rispetto traslato. Il corso non sembra male, si leggono articoli di giornale, veniamo invitati a vedere film (per essere specifici "The Artist" e "Hugo Cabret") e si parla di tante altre cose (detta così sembra davvero un corso di "fuffologia applicata al cazzeggio").
Psicologia dell'arte: questo è il corso che spero mi darà più soddisfazioni. Per ora abbiamo solamente fatto una full immersion di storia dell'arte contemporanea ( il che già mi esalta) per poter poi affrontare il corso pronti e informati su ciò di cui si parlerà. E' prevista la visita a un museo d'arte: il museo della bicocca, non è il MoMA, però a volte è necessario accontentarsi. Inoltre il docente, un tipo pacioso, tondeggiante e con un sorriso stampato in volto, ci da dei compiti a casa, delle domande a cui rispondere per poter avere un qualche vantaggio all'esame. Ci ha già fatto tre domande:
1) Cos'è l'arte per voi? (post in elaborazione)
2) Se fate arte, perché la fate? (non mi ritengo un artista, quindi inutile rispondere)
3) Fatemi l'esempio di qualcosa che cosiderate arte, ma che è oggettivamente brutto. (mi domando se qualcosa di Nicki Minaj valga come esempio.)

martedì 10 gennaio 2012

Uno Smartphone e un'infanzia ambigua.

Per natale a mia mamma è arrivato un fantastico smartphone touch screen sbrilluccicoso e strafigo (in realtà si tratta di un semplicissimo Nokia, tra l'altro uguale e identico al mio).
Ogni volta che mia mamma riceve un cellulare nuovo, il che accade oramai circa 2 volte l'anno vista la sua naturale propensione a disintegrarli o affogarli nel water, se ne esce con la fatidica domanda: "Mi puoi mettere sopra una bella suoneria?". Nulla di male in tutto ciò, se non nel fatto che mia madre cerca in tutti i modi di fare la "CioFane" (leggasi giovane) chiedendomi quindi canzoni del calibro di "Something Stupid", non nella versione originale ovviamente, ma quella cantata da Robbie Williams e Nicole Kidman.
Tuttavia questa volta qualcosa è cambiato, difatti mia madre ha scoperto di poter inserire più canzoni all'interno del suo magnifico smartphone e quindi poter personalizzare ogni chiamata che riceve. Di conseguenza per le chiamate di mio padre ha scelto "Donna Con Te" di Anna Oxa, romantica, passionale, una vera donna del sud.
Destino più infausto forse per me, mio fratello e mia sorella (ma soprattutto per me) le cui canzoni sono state scelte in base alle rispettive infanzie. Mia sorella infatti si è beccata Stevie Wonder e la sua " I Just Called To Say I Love You" una romantica canzone che leggenda narra mia sorella cantasse da piccina dedicandola a un fantomatico Francesco (chiamato da lei "Agesco", fatevi le vostre considerazioni da soli e capite cosa volesse dire mia sorella con "Agesco"). Mio Fratello, nato alla fine degli anni '70, ha imparato a gattonare su tre zampe sulle note della sigla di Discoring "Che gatta". Che ironia alle volte la vita...
Destino infausto invece per me, che ovviamente mi son dovuto sorbire la canzone che ha accompagnato i miei sabato mattina da solo in casa con mia madre. Il sabato infatti era giorno di pulizia a casa e ogni sabato mi svegliavo sempre con le stesse due canzoni, o una o l'altra a seconda del lato della cassetta: "Mamma Mia" (la canzone prescelta come canzone più adatta a me) e "Dancing Queen". Ovviamente io ho scoperto cosa fosse la musica attraverso quelle canzoni, sono il primo ricordo musicale che mi porto dietro e sono una macchia indelebile nel mio animo.
Da tutto ciò traete le vostre conclusione, certo è che Mamma Mia qualche domanda se la dovrebbe porre.

sabato 7 gennaio 2012

A Milano sono rinato

È stato praticamente questo il mio mantra per l'intera serata di ieri.
Sono tornato a casa in fretta e furia, senza avvertire nessuno fondamentalmente, e alla stessa maniera ieri sera sono uscito, trovandomi di fronte una decina di ex compagni di liceo. Ovviamente non è che mi aspettassi chissà cosa dalla serata, tuttavia è andata meglio del previsto.
Sono gli incontri inaspettati quelli che più ti colpiscono, non è una novità, ed ovviamente, ieri ho incontrato Doc, dopo mesi che non lo vedevo e non lo sentivo.
Si è parlato, molto, davvero tanto, lui con la sua birra e io con il mio ormai immancabile Japanese Ice Tea. Lui ha parlato della sua ormai inquadrata vita di studente di medicina, raccontando di come lo studio sia entrato a far parte della sua vita (non come al liceo, quando studiavamo la mattina appena prima dell'interrogazione) e di cosa significhi per lui aver intrapreso un percorso del genere. Io dal canto mio, invece, ho come al solito fatto l'elusivo, ho raccontato dell'università ovviamente, di come stia facendo tanta psicologia e di come questa cosa mi lasci perplesso, ma soprattutto ho raccontato di come io sia cambiato nel corso di un anno e mezzo (Tuttavia senza specificare nulla, ovviamente).

Sono andato a Milano con l'intenzione di cambiare aria, poter vivere in una realtà diversa da quella di un paese, che tuttavia non mi risultava nemmeno così stretta, o almeno così pensavo.
Parlando con le persone rimaste incatenate a questi luoghi, a queste colline verdeggianti in primavera e dorate d'estate, ho capito di essere ormai diverso da loro, non so se migliore o peggiore (non voglio prendermi una tale responsabilità), tuttavia radicalmente diverso.

lunedì 12 dicembre 2011

Una notte da non ricordare

La notte tra l'11 e il 12 Dicembre 2011 sarà sicuramente una di quelle notti che non scorderò molto facilmente.
Torno a casa dopo un tour de force alla fiera dell'artigianato, stanco ma soddisfatto degli acquisti fatti in fiera.
Il modo migliore per passare il sabato sera a casa mia sembra essere diventato mangiare la pizza guardando cielo sparando commenti acidi contro i concorrenti di Masterchef e X-Factor (tutta vita insomma).
La pizza viene ordinata alle 8 e prima delle 9,30 del ragazzo delle pizze non si hanno notizie. La pizza arriva alle 10 e io per stare leggero mi sono preso una bella pizza con la cipolla.
Felice e goioso me la mangio, elemosinando da mio cognato un pezzo di calzone alla ricotta.
La pizza va giù, anche se non era chissà quale piatto di alta cucina. Mi distendo sul divano e crollo addormentato, fin quando mia sorella non mi sveglia dicendo di andare a dormire, faccio lo stesso e mi metto sotto le lenzuola.
Dormo male, me lo ricordo, ho passato notti migliori, tuttavia alle 4,30 il mio sonno viene interrotto da un boato, improvviso, spaventoso, che associato al possibile incubo che stavo facendo (non ricordo moltissimo) e alla mia fobia per ladri e rapinatori mi fa erompere in un urlo spaccatimpani che probabilmente ha svegliato tutto il palazzo. Vedo mia sorella pallida come mai comparire alla porta ovviamente ben nascosta dietro il suo uomo e chiedermi in un urlo se andasse tutto bene.
"E' caduto qualcosa! E' caduto qualcosa!"
L'ansia mi assale e mi guardo intorno terrorizzato per scoprire infine che era semplicemente caduta a terra l'aspirapolvere.
"Ecco cos'era."
Questa la risposta di mia sorella che tremante e più ansiosa di me rialza l'aspirapolvere e torna a dormire.
Il resto della notte lo passo insonne, riuscendo ad addormentarmi solamente verso le 6 di mattina.

Credo seriamente che io e mia sorella non potremmo mai vivere insieme da soli, anche perchè al minimo rumore probabilmente quello dei due che non è in piena crisi di panico sarebbe costretto a chiamare un'ambulanza e fare la prenotazione settimanale al centro d'igiene mentale.
Morale della favola: forse prendere la pizza con la cipolla rischiando di mangiarla dopo le 9,30 non è una buona idea.

Per quanto riguarda invece Masterchef sono contento per la vittoria di Spyros e dispiaciuto per l'eliminazione delle Cafè Margot però dalla vita non si può avere tutto.

venerdì 25 novembre 2011

Storia di un trauma infantile

Tra i primi ricordi che ho dell’infanzia uno è particolarmente vivido dal punto di vista emotivo, avendo scoperto ben presto cosa possa significare essere abbandonato.
Era prevista una visita dalla nonna, nella profonda Puglia.
Ovviamente il viaggio si sarebbe fatto in treno, così da poterci confondere, una volta arrivati, con i nativi del posto, sporchi e puzzolenti…o forse no.
Fatto sta che gioioso e trotterellante vado con i miei alla stazione, o forse triste e sconsolato, i particolari sono piuttosto confusi, permettetemelo.
Saliamo sul treno, io mia madre e mia zia, così da poter caricare le valige, solitamente mezze vuote all’andata e strabordanti (di ogni genere di leccornie) al ritorno.
”Mamma Patte!”
Mia mamma si attarda sul binario assieme a mio padre e forse qualcun altro.
”Mamma!”
”Ora salgo ora salgo, tranquillo.”
Il treno fischia.
”Mamma!”
Le porte si chiudono e vedo mia madre sparire.
Ricordo benissimo la sensazione di abbandono che ho sentito, una sensazione viscerale e che credo mi abbia seguito per diversi anni.
Ho pianto un bel po’ durante il viaggio. C’è chi dice che poi in Puglia da mia nonna me la sia spassata alla grande (Tra tonsille infiammate e sciroppi al limone e alla fragola [Sospetto che in realtà  mi volessero semplicemente drogare]).