Siamo arrivati all'ultima puntata della nona stagione di Grey's Anatomy e anche quest'anno diciamo arrivederci a una delle serie più seguite e amate della televisione. Ma tralasciamo queste introduzioni da giornale di provincia e passiamo alle conclusioni tratte da questo nono finale di stagione.
Una puntata controversa, sicuramente, una di quelle puntate che poteva entrare nella mia personale classifica delle puntate più belle, ma che per colpa di pochi ma non tanto trascurabili errori non è riuscita a convincermi appieno, ma che allo stesso tempo per determinate scene ho adorato.
Adesso arriva la parte degli spoiler, quindi se state ancora leggendo e non volete rovinarvi i colpi di scena vedete di uscire dalla pagina, io non mi assumo responsabilità.
Meredith ha finalmente scodellato, un magnifico maschietto che non è uscito con i capelli perfetti e impomatati come ci si aspetterebbe da un degno figlio di Derek Shepherd,ma che invece è il degno figlio di quella sfigata patentata di Meredith, difatti oltre che ad avere problemi già prima di nascere (non dimentichiamoci anche la botta presa dalla povera creatura quando la madre è caduta di pancia sulle scale), rischia di diventare orfano in tempi record a causa delle complicazioni di cui è vittima Meredith e che si deve accontentare di farsi operare da uno specializzando alle prime armi poichè ovviamente tutti gli altri chirurghi con i controcazzi sono impegnati con la crisi dell'ospedale dovuta a un blackout (la sfiga o viene giù a vagonate oppure no, se no non c'è gusto!). Ma non è questo uno degli errori di cui parlo, stiamo comunque parlando di Meredith, la donna più sfigata d'America, la donna che porta con se un dolce olezzo di morte e sciagura. Gli errori a cui mi riferivo, sono ben altre le forzature che secondo me risultano perfettamente inutili (la prima) e di cattivo gusto (la seconda).
Il primo errore di cui parlo è l'evoluzione della storia di Jackson e April, decisamente troppo forzata e risolta nel giro di poche scene fin troppo cariche a livello emozionale; Shonda avrebbe invece potuto aspettare la nuova stagione e sciogliere con più calma i nodi di questo intreccio, decisamente troppo frenetico e che ha assunto un ruolo troppo marginale.
Il secondo errore è il finale finalissimo, l'ultima scena, l'ultimo fermo immagine che vede Richard Weber a terra, vittima a quanto pare di una scossa elettrica presa nel tentativo di riattivare il sistema elettrico dell'ospedale. Tralasciando il fatto che magari un ospedale potrebbe avere mille mila sistemi salvavita onde evitare questi problemi, la morte di Richard sarebbe una morte inutile e se non dovesse morire non c'era assolutamente motivo di aggiungere un momento di relativa su suspense in un finale di stagione di per sè perfettamente strutturato.
Ma Grey's Anatomy non è solo delusione, difatti, come ho già detto, a parte questi due errori la puntata mi è piaciuta molto, elemento di particolare interesse è l'evoluzione della storyline di Callie e Arizona, che sembrava essere distinata a portare solamente delusioni dopo la penultima puntata, dove Arizona tradiva la mia amata Callie, ma che invece è giunta a un nodo cruciale, toccante, e dal fortissimo impatto emotivo. La scena del litigio tra le due è forse una delle scene più belle dell'intera serie secondo me, che sì, chiude una parentesi, ma che con eccezionale maestria apre a migliaglia di alternative e possibilità.
Altra nota di merito, anche se con lei siamo abituati fin troppo bene, è Christina, il personaggio meglio riuscito tra tutti i personaggi creati da Shonda, che in un dialogo con Owen da voce al modello di chirurgo che Shonda Rhimes ha voluto rappresentare in nove stagioni di Grey's Anatomy.
Conclusioni: Grey's Anatomy, nonostante le piccole delusioni non riesce a stancare nemmeno dopo nove stagioni, mantiene sempre uno standard molto più che accettabile. La mancanza delle forzature di cui ho parlato non avrebbe fatto perdere valore minimamente alla puntata, ma ormai sappiamo che Shonda se non ci spara una morte o una persona a rischio di morte praticamente in ogni stagione non è contenta. In fondo lo scopo per cui io stesso guardo Grey's Anatomy è fondamentalmente quello di piangere, e credetemi che di pianti per questa stagione e per questa puntata in particolare ne ho fatti veramente tanti. Non darò voti, questi sono i miei pensieri e mi sono fin troppo dilungato. Chiudo qui dunque, in atteda della decima stagione che rischia (speriamo comunque di no) di essere l'ultima.
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sabato 18 maggio 2013
domenica 12 febbraio 2012
I will always love you...
Almeno fino a che non morirà un altra "regina del pop".
E' morta Whitney Houston all'età di 48 anni, trovata incosciente in una camera d'albergo a Beverly Hills.
Non nego che la cosa mi dispiaccia, tuttavia non vuole essere questo l'argomento del post.
Non appena stanotte ho saputo della notizia, mi sono messo a spulciare in linea gli articoli riguardo la morte della cantante.
Nel mondo del giornalismo esiste un genere di articolo che si potrebbe definire precotto: un articolo che viene preparato in anticipo, chiamato coccodrillo (domandatevi il perché), che parla della morte di un personaggio noto.
Forse la morte di Whitney Houston è stata davvero inaspettata, io personalmente non è che me l'aspettassi, però dubito che molte redazioni non avessero l'articolo pronto già da quando venne fuori la questione della tossicodipendenza della cantante. Ci vuole poco a creare un articolo, da aggiornare una volta ogni tanto e correggere un'ultima volta non appena si ha la conferma che un qualcuno di noto sia davvero morto.
Ma nonostante tutto ciò, la cosa che più mi ha lasciato perplesso sono le tristissime scelte stilistiche dei giornalisti; quegli ovvi luoghi comuni che altro non fanno che creare una sorta di sensazionalismo a cui purtroppo la maggior parte della gente abbocca.
Definire ogni singola cantante "regina" del suo genere musicale è una cosa inutile, di regina ce n'è una e una sola, trovo stupido dare questo titolo a chiunque solo perché è il protagonista dell'articolo (Che si tratti di Whitney Houston, Madonna, o qualsiasi altra cantante che abbia venduto più di due copie di un suo album). Associare perennemente l'utilizzo di droga a una tristezza interiore (tristezza che in alcuni casi, come per Amy Winehouse, era a detta loro anche la sua più grande forza), non è solo una dimostrazione di banalità e incapacità nello scrivere qualcosa di davvero interessante, ma rischia anche di creare lo stereotipo che una persona si droghi solamente perché triste.
Questo non vuole essere un post contro Whitney Houston, voglio che questo sia ben chiaro, mi dispiace sì, ma la questione alla fin fine non è che mi tocchi particolarmente. Questo vuole invece essere una critica a una forma di giornalismo forse un po' sciatto e scontato; perché le tempistiche a cui è sottoposto chi scrive un coccodrillo (tempistiche veramente lunghe rispetto a quelle ordinarie nel mondo del giornalismo) dovrebbero permettere di creare un qualcosa di leggermente più interessante, non un qualcosa che serva a solo a far dispiacere la gente della morte di un personaggio a cui magari non pensava da settimane (e che ora osanna su facebook come la sua guida artistica e spirituale) e a cui non penserà più quando sarà una qualche altra "regina" a morire.
E' morta Whitney Houston all'età di 48 anni, trovata incosciente in una camera d'albergo a Beverly Hills.
Non nego che la cosa mi dispiaccia, tuttavia non vuole essere questo l'argomento del post.
Non appena stanotte ho saputo della notizia, mi sono messo a spulciare in linea gli articoli riguardo la morte della cantante.
Nel mondo del giornalismo esiste un genere di articolo che si potrebbe definire precotto: un articolo che viene preparato in anticipo, chiamato coccodrillo (domandatevi il perché), che parla della morte di un personaggio noto.
Forse la morte di Whitney Houston è stata davvero inaspettata, io personalmente non è che me l'aspettassi, però dubito che molte redazioni non avessero l'articolo pronto già da quando venne fuori la questione della tossicodipendenza della cantante. Ci vuole poco a creare un articolo, da aggiornare una volta ogni tanto e correggere un'ultima volta non appena si ha la conferma che un qualcuno di noto sia davvero morto.
Ma nonostante tutto ciò, la cosa che più mi ha lasciato perplesso sono le tristissime scelte stilistiche dei giornalisti; quegli ovvi luoghi comuni che altro non fanno che creare una sorta di sensazionalismo a cui purtroppo la maggior parte della gente abbocca.
Definire ogni singola cantante "regina" del suo genere musicale è una cosa inutile, di regina ce n'è una e una sola, trovo stupido dare questo titolo a chiunque solo perché è il protagonista dell'articolo (Che si tratti di Whitney Houston, Madonna, o qualsiasi altra cantante che abbia venduto più di due copie di un suo album). Associare perennemente l'utilizzo di droga a una tristezza interiore (tristezza che in alcuni casi, come per Amy Winehouse, era a detta loro anche la sua più grande forza), non è solo una dimostrazione di banalità e incapacità nello scrivere qualcosa di davvero interessante, ma rischia anche di creare lo stereotipo che una persona si droghi solamente perché triste.
Questo non vuole essere un post contro Whitney Houston, voglio che questo sia ben chiaro, mi dispiace sì, ma la questione alla fin fine non è che mi tocchi particolarmente. Questo vuole invece essere una critica a una forma di giornalismo forse un po' sciatto e scontato; perché le tempistiche a cui è sottoposto chi scrive un coccodrillo (tempistiche veramente lunghe rispetto a quelle ordinarie nel mondo del giornalismo) dovrebbero permettere di creare un qualcosa di leggermente più interessante, non un qualcosa che serva a solo a far dispiacere la gente della morte di un personaggio a cui magari non pensava da settimane (e che ora osanna su facebook come la sua guida artistica e spirituale) e a cui non penserà più quando sarà una qualche altra "regina" a morire.
martedì 6 dicembre 2011
La gestione delle fonti
Un buon giornalista deve essere in grado di gestire al meglio le proprie fonti, ma io, almeno per il momento non sono un giornalista, bensì un portinaio inacidito che vuole sapere tutto di tutti.
Le fonti sono la mia più grossa fonte di soddisfazione personale, è anche per questo che cerco di mantenere rapporti con quelle che mi forniscono i particolari più interessanti e sordidi.
Ci sono diverse categorie di fonti, e gestire le informazioni che ti forniscono talvolta è cosa dura, ma questa è un'altra storia.
Fonti storiche: sono forse tra le fonti più utili, poichè ti permettono di sapere vita (a volte hanno anche la documentazione prenatale) morte e miracoli della persona sulla quale intendi indagare. Sono fonti utili certo, il problema però è che a volte tendono a prendere le cose un po' alla larga, del tipo partire dal "Fiat Lux" per dirti con chi tizio stia uscendo.
Fonti "ti dico e non ti dico": Questa categoria ha alcune sottocategorie.
La prima sottospecie, forse la più pericolosa, è quella che per darti una minima informazione ti butta giù un'allusione o un giro di parole che neanche il campione mondiale di rebus riesce a tirarne fuori qualcosa, ti mandano fuori strada, ti fanno tranelli e rischi di capire tutt'altro.
La seconda sottocategoria è invece quella che non ti dice nulla in effetti, ma che fa che sia tu a trarre le tue conclusioni, tirandoti fuori le parole con le pinze e pensando così di non avere alcuna colpa.
La terza categoria, la più snervante, è quella che prima di dirti una cosa passa una buona mezz'ora a ripetere: "Dai te lo dico. No, non te lo posso dire. Ma sì dai, te lo dico. Oppure è meglio che non te lo dica."
Fonti "Io non ti ho detto nulla": Si potrebbero far chiamare anche gole profonde queste fonti, tuttavia, solitamente il soggetto della diceria sa benissimo chi sono, visto che spesso sono detentrici di grossi segreti, che però rischiano di diventare in poco tempo di dominio pubblico. Sono tra le fonti più scomode probabilmente, poichè la minima allusione di una rivelazione in presenza del soggetto interessato potrebbe scatenare una tragedia di portata biblica.
Ultima fonte è un caso a parte, poichè non fornisce informazioni utili, ma ripete solamente maldicenze spacciandole per verità assolute. Sono fonti pericolose, da cui stare alla larga e facilmente riconoscibili poichè forse vi diranno esattamente ciò che volete sentire.
Io sono una persona pettegola, non lo nascondo, anche se a mia discolpa, posso dire...forse, che le informazioni che ho ricevuto non le ho mai utilizzate contro qualcuno o a mio vantaggio, bensì per sapere esattamente con chi ho a che fare (concedetemi almeno questa piccola bugia verso me stesso).
Le fonti sono la mia più grossa fonte di soddisfazione personale, è anche per questo che cerco di mantenere rapporti con quelle che mi forniscono i particolari più interessanti e sordidi.
Ci sono diverse categorie di fonti, e gestire le informazioni che ti forniscono talvolta è cosa dura, ma questa è un'altra storia.
Fonti storiche: sono forse tra le fonti più utili, poichè ti permettono di sapere vita (a volte hanno anche la documentazione prenatale) morte e miracoli della persona sulla quale intendi indagare. Sono fonti utili certo, il problema però è che a volte tendono a prendere le cose un po' alla larga, del tipo partire dal "Fiat Lux" per dirti con chi tizio stia uscendo.
Fonti "ti dico e non ti dico": Questa categoria ha alcune sottocategorie.
La prima sottospecie, forse la più pericolosa, è quella che per darti una minima informazione ti butta giù un'allusione o un giro di parole che neanche il campione mondiale di rebus riesce a tirarne fuori qualcosa, ti mandano fuori strada, ti fanno tranelli e rischi di capire tutt'altro.
La seconda sottocategoria è invece quella che non ti dice nulla in effetti, ma che fa che sia tu a trarre le tue conclusioni, tirandoti fuori le parole con le pinze e pensando così di non avere alcuna colpa.
La terza categoria, la più snervante, è quella che prima di dirti una cosa passa una buona mezz'ora a ripetere: "Dai te lo dico. No, non te lo posso dire. Ma sì dai, te lo dico. Oppure è meglio che non te lo dica."
Fonti "Io non ti ho detto nulla": Si potrebbero far chiamare anche gole profonde queste fonti, tuttavia, solitamente il soggetto della diceria sa benissimo chi sono, visto che spesso sono detentrici di grossi segreti, che però rischiano di diventare in poco tempo di dominio pubblico. Sono tra le fonti più scomode probabilmente, poichè la minima allusione di una rivelazione in presenza del soggetto interessato potrebbe scatenare una tragedia di portata biblica.
Ultima fonte è un caso a parte, poichè non fornisce informazioni utili, ma ripete solamente maldicenze spacciandole per verità assolute. Sono fonti pericolose, da cui stare alla larga e facilmente riconoscibili poichè forse vi diranno esattamente ciò che volete sentire.
Io sono una persona pettegola, non lo nascondo, anche se a mia discolpa, posso dire...forse, che le informazioni che ho ricevuto non le ho mai utilizzate contro qualcuno o a mio vantaggio, bensì per sapere esattamente con chi ho a che fare (concedetemi almeno questa piccola bugia verso me stesso).
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