Nihal, Dubhe e Adhara sono i nomi di tre stelle, ma sono anche i nomi di tre personaggi che mi hanno accompagnato lungo l'adolescenza e alle quali oggi, a 20 anni ormai suonati, ho detto definitivamente addio, con un po' di tristezza nel cuore.
Le letture di gioventù (come se ormai fossi un ultrasessantenne che sa bene come gira il mondo) credo che saranno quelle che più mi accompagneranno lungo la vita, poiché sono quelle attraverso le quali ho formato il mio carattere, i miei interessi e le mie fantasie.
Il ciclo di storie del Mondo Emerso per me si è chiuso oggi, nella maniera migliore forse, senza ansia, senza fretta (cosa che invece non è successa ad esempio con l'ultimo libro di Harry Potter), godendomi con assoluta serenità le ultime parole di una autrice (Licia Troisi) che nella sua semplicità ha sempre soddisfatto i miei gusti di lettore in erba.
Ho sempre considerato le saghe del Mondo Emerso una lettura marginale, una lettura che per quanto mi piacesse era più una sorta di condimento o contorno, che accompagnava nei momenti liberi la lettura di altri romanzi. Tuttavia, con il senno di poi, mi rendo conto solamente ora del valore che hanno avuto questi libri per me, sia dal punto di vista della crescita, sia dal punto di vista affettivo.
Arrivato a questo punto mi prendo la libertà di scrivere due righe su quello che è sicuramente stato il mio personaggio preferito, ovvero Dubhe: una protagonista, quindi la mia scelta risulta essere un po' banale, ma certamente meno banale risulta essere il personaggio a parer mio meglio riuscito all'interno dell'intero ciclo. Dubhe è una semplicissima umana, non l'ultima della sua razza, non una creatura quasi sovrannaturale, una semplicissima umana, con i suoi punti di forza, ma soprattutto con le sue debolezze. È questo sicuramente l'aspetto che più mi ha colpito della saga delle "Guerre del Mondo Emerso", una protagonista, all'interno di libro Fantasy, che è una comunissima umana, che è diventata quella che è solo grazie alle proprie capacità, non grazie a un intervento divino, non perché predestinata, non perché dotata di qualcosa che agli altri manca, ma una semplice umana che affronta la propria vita, in maniera sicuramente avventurosa, ma che risulta essere migliore degli altri solo grazie alle proprie forze. Dubhe è sicuramente il personaggio che ho sentito più vicino a me e che più mi è dispiaciuto abbandonare.
Questo papiro per dire una cosa (forse più a me stesso che a qualcun altro): forse negli ultimi tempi ho sbagliato a sottovalutare il genere fantasy e considerarlo un filone letterario di serie B, perché esattamente come un qualsiasi altro romanzo, un libro fantasy racconta una storia, poi che valga la pena leggerla oppure no, questo di certo non dipende dal suo genere.
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martedì 17 aprile 2012
mercoledì 29 febbraio 2012
Storie di Ordinaria Follia
"Storie di Ordinaria Follia"
Erezioni Eiaculazioni Esibizioni
Charles Bukowski
1972
Ho comprato questo libro con diffidenza, con poche aspettative, visto il mio atteggiamento nei confronti di un autore che, purtroppo, una schiera di ragazzine esaltate mi ha portato a guardare con sospetto. Tuttavia, non volevo che pregiudizi, nati esclusivamente su un social network, rischiassero di precludermi la possibilità di scoprire un autore che magari avrei anche potuto apprezzare.
Purtroppo questo primo contatto con Bukowski non è stato dei migliori, non sono riuscito ad apprezzare la sua, a parer mio, eccessiva concretezza, alla quale forse non sono ancora pronto. Non sono nemmeno riuscito ad apprezzare (qui però la colpa è del traduttore probabilmente), espressioni palesemente dialettali, che trasformano, in alcuni frammenti, l'autore in un cafone romano uscito dal peggiore quartiere della periferia della capitale.
Sono tuttavia dell'idea (o almeno ho la speranza) che leggere un libro non sia MAI uno spreco di tempo e Bukowski in questa sua autobiografia a puntate mi ha comunque insegnato qualcosa o almeno dato lo spunto per un esperienza che ho intenzione di provare. (Questo ultimo pezzo sembra quasi voler dire: "Mi ha fatto schifo, ma siccome sarebbe brutto dirlo, metto una toppa per non passare da ragazzino snob che si arroga il diritto di poter stroncare un libro.")
Charles Bukowski è fondamentalmente un ubriacone, un giocatore d'azzardo e un vagabondo, uno che passa le giornate a girovagare per Los Angeles o per chissà quale città nella quale le sue gambe lo hanno portato. Siccome non intendo rovinarmi il fegato con l'alcol e non sono sufficientemente audace da giocare d'azzardo, ho deciso di dedicare una giornata al vagabondaggio. Partire una mattina, non stabilisco una data perché non credo che poi lo farei, e girovagare per Milano, senza meta, senza un obbiettivo, a piedi, e vedere dove le mie giovani gambe mi portano. A testimonianza di questo ci saranno delle foto, scorci di Milano che non ho mai visto e che colpiranno la mia attenzione.
Erezioni Eiaculazioni Esibizioni
Charles Bukowski
1972
Ho comprato questo libro con diffidenza, con poche aspettative, visto il mio atteggiamento nei confronti di un autore che, purtroppo, una schiera di ragazzine esaltate mi ha portato a guardare con sospetto. Tuttavia, non volevo che pregiudizi, nati esclusivamente su un social network, rischiassero di precludermi la possibilità di scoprire un autore che magari avrei anche potuto apprezzare.
Purtroppo questo primo contatto con Bukowski non è stato dei migliori, non sono riuscito ad apprezzare la sua, a parer mio, eccessiva concretezza, alla quale forse non sono ancora pronto. Non sono nemmeno riuscito ad apprezzare (qui però la colpa è del traduttore probabilmente), espressioni palesemente dialettali, che trasformano, in alcuni frammenti, l'autore in un cafone romano uscito dal peggiore quartiere della periferia della capitale.
Sono tuttavia dell'idea (o almeno ho la speranza) che leggere un libro non sia MAI uno spreco di tempo e Bukowski in questa sua autobiografia a puntate mi ha comunque insegnato qualcosa o almeno dato lo spunto per un esperienza che ho intenzione di provare. (Questo ultimo pezzo sembra quasi voler dire: "Mi ha fatto schifo, ma siccome sarebbe brutto dirlo, metto una toppa per non passare da ragazzino snob che si arroga il diritto di poter stroncare un libro.")
Charles Bukowski è fondamentalmente un ubriacone, un giocatore d'azzardo e un vagabondo, uno che passa le giornate a girovagare per Los Angeles o per chissà quale città nella quale le sue gambe lo hanno portato. Siccome non intendo rovinarmi il fegato con l'alcol e non sono sufficientemente audace da giocare d'azzardo, ho deciso di dedicare una giornata al vagabondaggio. Partire una mattina, non stabilisco una data perché non credo che poi lo farei, e girovagare per Milano, senza meta, senza un obbiettivo, a piedi, e vedere dove le mie giovani gambe mi portano. A testimonianza di questo ci saranno delle foto, scorci di Milano che non ho mai visto e che colpiranno la mia attenzione.
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